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INTERVISTE MEMORIA

Sommergibile Pietro Micca: il ritrovamento nel Luglio ’94

Sommergibile Pietro Micca Luciano De Donno E Michelino Petracca

Oggi parliamo con Luciano De Donno, il sub salentino e ricercatore storico che ha reso per primo omaggio, nel 1994, ai 54 marinai che giacciono all’interno del sommergibile Pietro Micca. Il sommergibile posamine della Regia Marina affondato a circa 3 miglia dal faro di Santa Maria di Leuca il 29 Luglio del 1943. Furono dei pescatori a salvare il Comandante Scrobogna e diciassette membri del suo equipaggio sbalzati in mare a seguito del siluramento. Il resto dell’equipaggio restò intrappolato nel sottomarino a grandi profondità e secondo alcune versioni i marinai non morirono immediatamente.

Sommergibile Pietro Micca: progetto unico nel suo genere

Luciano, il Pietro Micca è un sottomarino così particolare che non è riprodotto in altri esemplari. Le sue dimensioni sono enormi, 90 metri di lunghezza. Altresì la sua storia è ricca di particolarità. La narro per un istante e poi torno da te. Il sottomarino Pietro Micca nacque come progetto ambizioso: la Regia Marina si prefigurava un macchinario in grado di posare mine che al contempo assolvesse a funzioni di sommergibile d’attacco per mezzo di siluri. Nelle visioni dei marinai si sarebbe contraddistinto per velocità e autonomia, agilità di manovra.

Leuca vista dall'alto di Punta Ristola
Santa Maria di Leuca vista da Punta Ristola – Foto di Antonella Marchisella © 

Nato dall’ingegno del Capitano del Genio Navale Virginio Cavallini, il Pietro Micca iniziò la sua attività nel IV Gruppo Sommergibili di Taranto. Ben presto fu usato per notevoli incarichi: depose 40 mine nelle vicinanze del porto di Alessandria d’Egitto nel Giugno del 1940 e solo due mesi dopo ne depose altre quaranta a nordovest di Alessandria. Tra i suoi comandanti si susseguirono Ernesto Forza, Vittorio Meneghini, Alberto Ginocchio, Guido D’Alterio, Alberto Galeazzi, Paolo Scrobogna.

Luciano De Donno ritrova il sommergibile Pietro Micca

Luciano, il Pietro Micca affonda nel Luglio 1943 dopo essere stato silurato da un altro sommergibile. Tu lo hai ritrovato nel Luglio 1994. Come è iniziato tutto? Raccontaci.

“Collaboravo con un’associazione di volontariato e di protezione civile e sportiva che si occupava di attività subacquee. All’interno di questa associazione – denominata Submarina Tecnica Centro Studi Attività Subacquee – oltre ad avere la protezione civile c’era un gruppo di appassionati di ricerca storica, tra cui io. Nell’ambito di una prospezione urgente a Santa Maria di Leuca – in cui fui inviato in quanto esperto e appassionato di archeologia subacquea – a visionare una nave carica di statue di bronzo ebbe inizio il tutto. Da qui, infatti, andai con dei colleghi a fare un rilievo subacqueo in questo sito, nel 94’ circa. All’epoca non conoscevo nulla del Micca. Un giorno venne un uomo, Fernando Petracca, figlio di Michelino Petracca. Quest’ultimo era un pescatore del luogo che conosceva i fatti”.

Luciano De Donno in mare in primo piano
Luciano De Donno sub salentino

Preparandosi alla volta del blu

“Michelino si era destato molto presto il giorno del 29 Luglio del 1943 per andare a pescare. Il sommergibile Pietro Micca, all’alba di quel giorno, era sulla rotta di atterraggio per dirigersi verso un’area sicura. In agguato però, nella vicina baia di San Gregorio, c’era il sommergibile britannico Trooper. Il Trooper vide passare il Pietro Micca e lo silurò, forse con dei siluri a corsa circolare. Nel 1994 facevo con i miei colleghi tre immersioni al giorno per la prospezione sui bronzi. Tra un’immersione e l’altra, insieme a Fernando e Michelino, ci intrattenevamo a parlare dei relitti presenti nelle aree marine del Salento. Ad un tratto Fernando menzionò un sommergibile facendo riferimento al fatto che dei ragazzi erano tutti morti e ancora giacenti là sotto. Fernando iniziò a raccontarmi questa storia e ne fui colpito”.

Il pensiero di un’impresa a quei tempi impossibile: immergersi sul sottomarino inabissato

“Iniziò nella mia mente a farsi prepotente la curiosità e la voglia di raggiungere quel sommergibile con quei corpi ancora dentro. E non ero solo: il mio collega Giuseppe Affinito venne colto dalle medesime sensazioni. Fernando cercava di dissuaderci facendoci presente come le acque fossero profonde e fredde e soprattutto buie. Il sommergibile si trovava infatti a quasi 90 metri di profondità – e vi si trova tuttora. In quel punto c’erano delle correnti. Immergersi sarebbe stato piuttosto semplice, ma risalire si sarebbe rivelato un grosso problema con le scarse attrezzature di quegli anni. Lì per lì lasciammo stare ma il pensiero del Micca era diventato ormai forte. Così chiesi a Fernando di poter parlare con suo padre Michelino. Ci recammo dunque al Bar del Porto di Leuca e giunse Michelino. All’epoca ero poco più di un trentenne”.

Luglio 1994: il ritrovamento del Pietro Micca a 50 anni dall’affondamento

“Chiesi a Michelino di portarci a vedere il punto esatto in cui si trovava il sommergibile Pietro Micca per mezzo dello scandaglio della sua barca. Era stupefatto: si trattava di un’impresa molto rischiosa in quegli anni. Io e il mio collega Giuseppe Affinito desideravamo scendere sul fondale per poter dare ai familiari delle vittime la notizia che lo scafo era stato ritrovato. Inizialmente Michelino si mostrò contrariato dal condurci nel punto in cui giaceva il sommergibile. Dopo molte insistenze cedette. Prima di effettuare l’immersione vera e propria io e Giuseppe ci allenammo nello specchio d’acqua nei pressi del faro di Santa Maria di Leuca. Era come bere alcool senza essere abituati: parlo dell’ebbrezza sott’acqua”.

Luciano Depone una corona di Rose Sul Sommergibile Pietro Micca
Luciano De Donno fa il segno della croce e si immerge sul Pietro Micca – immagini di Antenna Sud nel 1994

“Arrivò dunque il fatidico giorno dell’immersione sul Pietro Micca. La nostra emozione era commista a paura e a una forte adrenalina. Giuseppe ed io sapevamo che ci saremmo immersi ma eravamo ignari di cosa ci aspettava strada facendo. Fernando e Michelino continuavano a metterci in guardia: le acque in quel punto erano nere e molto profonde. La nostra sfrontatezza di trentenni ci permise di andare oltre a tutto questo. Ci preparammo per immergerci e Giuseppe Affinito avrebbe fatto anche le riprese subacquee”.

Sommergibile Pietro Micca: l’alloro ai marinai sommersi

“Giuseppe ed io calammo il pedagno sulla torretta del sottomarino con una cima che adagiammo in modo tale da permetterci un raggio d’azione di 15-20 metri. La cima ci serviva per restarne vincolati e non perderci in quelle acque così buie. In superficie c’era Michelino con la sua barca: ci tuffammo in acqua e la corrente era spaventosa”.

Fiori deposti sul sommergibile italiano Pietro Micca
Corona di alloro deposta sul Pietro Micca – immagini di Antenna Sud nel 1994

“Ci immergemmo: fino a 40 metri di profondità vedevamo ancora il blu delle acque chiare; poi si aprivano le tenebre. Superati i 70 metri c’erano le porte dell’inferno. C’era un freddo gelido. Non sapevamo neppure effettivamente cosa avremmo trovato. Temevamo anche di restare impigliati nelle reti dei pescatori. Queste paure si mescolavano all’emozione di vedere lo scafo”.

Luciano De Donno Sul Sottomarino Pietro Micca nelle acque buie
Luciano De Donno nelle profondità del Pietro Micca

“Eravamo nel buio totale, era inutile accendere torce. A un certo punto superammo i 70 metri di profondità e l’ebbrezza si avvertiva in modo esponenziale. Scorgemmo improvvisamente un’immensa sagoma nera. Eravamo arrivati sulla torretta del Pietro Micca. Ci lasciammo cadere sul lato del sommergibile: era lungo 90 metri. Vedemmo lo scafo e lo squarcio che lo aveva fatto affondare. Non entrammo all’interno per non turbare il sonno dei 54 marinai che giacciono dentro. Il sottomarino aveva lo scafo integro; era stato silurato a poppa via. Lo squarcio è vicino alla torretta e il cannone è saltato”.

Lettera Di Lode Del Comandante Cozzaglio A Luciano De Donno
Lettera di ringraziamento a Luciano De Donno da parte del Comandante Ezio Cozzaglio

Nessuno turbi il sonno dei 54 marinai

“Da quella volta in poi facemmo altre immersioni, finché ci immergemmo con la presenza di alcune emittenti televisive per rendere omaggio ai defunti. Tra esse c’erano Linea Blu, Antenna Sud e TG7 Speciale. Abbiamo impiegato circa dodici minuti per scendere sul fondo e circa un’ora per risalire in superficie. Giuseppe ed io eravamo stati i primi a giungere sul sottomarino, nessuno prima di allora aveva mai tentato questa impresa. Sembrava un animale ferito adagiato su un fianco, con all’interno i suoi uomini valorosi. Deponemmo la corona di alloro per loro sullo scafo”. Note: Tutte le foto, comprese le immagini di Antenna Sud sono state fornite da Luciano De Donno.

Sommergibile Pietro Micca: il ritrovamento nel Luglio ’94 ultima modifica: 2020-04-03T09:00:00+02:00 da Antonella Marchisella
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