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Franco Causio, un barone diventato Campione del Mondo

Franco Causio

Fonte: Calcio Atalanta

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Ci sono ruoli nel calcio che vengono identificati con il calciatore che li ha interpretati al meglio. Quando si parla del libero all’italiana è inevitabile pensare a Gaetano Scirea, così come quando pensiamo al numero 10 per eccellenza è automatico il riferimento a Roberto Baggio. Allo stesso modo siamo sicuri che per tutti coloro che hanno vissuto l’era del Mundial dell’82 il ruolo dell’ala destra è ascrivibile ad un solo grande interprete: Franco Causio.

Gli esordi e la chiamata della Juventus

Franco Causio è nato il primo febbraio del 1949 a Lecce e il carattere che ha avuto in campo lo ha sempre descritto come un salentino vero. Pur essendo un giocatore di grande tecnica, la grinta e la corsa messa in ogni partita esprime il temperamento tipico di questa terra. Terra in cui il Barone, com’era soprannominato, si è potuto esprimere per pochissimo, a inizio e a fine carriera. Franco Causio, infatti, cresce nelle giovanili del Lecce e debutta in serie C a 16 anni, mostrando già una spiccata personalità e un grande dribbling. Saluta il suo Salento, però, dopo sole tre presenze, subito prelevato dalla Sambenedettese, che in lui crede fortissimamente. Giovanissimo, infatti, gioca tredici partite col club abruzzese e viene notato dalla Juventus, che lo soffia alla concorrenza. È Heriberto Herrera a farlo esordire in serie A il 21 gennaio 1968 a Mantova, prima di decidere, assieme alla società, che il ragazzo deve ancora maturare sui campi di provincia.

Franco Causio

Franco Causio con la maglia della Juventus. Fonte: Fantardore.it

Così Causio torna nei campi del suo meridione, prima alla Reggina in serie B, dove realizza cinque reti nella sua prima stagione da titolare, e poi al Palermo in A dove si conquista prima il posto e poi la riconferma dei bianconeri. Qui il Barone rimarrà 11 anni, scrivendo pagine importantissime della storia juventina. La prima è quella del 1971-72, in cui Causio si conquista il posto da titolare e quello più speciale nel cuore dei tifosi. È l’anno del 14° scudetto bianconero, e il salentino è tra gli assoluti protagonisti, tanto da conquistarsi le prime chiamate in Nazionale. A chiamarlo è Valcareggi, che lo fa esordire il 29 aprile 1972 contro il Belgio a Milano.

Un decennio da protagonista

Alla Juventus Causio è ormai assoluto protagonista. Negli undici anni di permanenza vince sei scudetti, una Coppa Italia e una Coppa UEFA, non riuscendo per un pelo a vincere la Coppa dei Campioni. È nel gruppo degli sconfitti nella finale persa contro l’Ajax nel 1973.

Franco Causio

Franco Causio, primo in alto da sinistra, con la Nazionale. Fonte: Pinterest

Per confermarsi in Nazionale, invece, a Franco Causio serve qualche anno in più. Valcareggi, infatti, è ancora legato ai reduci del Mondiale messicano del 1970 e lo impiega con scarsa continuità. I CT che giungono successivamente sulla panchina azzurra, invece, lo renderanno il padrone indiscusso della fascia destra, che il ragazzo onorerà al meglio. In questi anni, si dice, nacque anche il suo soprannome, quello di Barone. Al contrario di ciò che credono in molti, infatti, il nomignolo non era legato alla sua eleganza in campo, ma ad un’esclamazione di Dino Zoff che, vedendolo vestito in maniera molto elegante avrebbe affermato: «Sembri proprio un barone!». Con gli azzurri gioca da protagonista il mondiale del 1978 in Argentina, dove segna un grande goal nella finalina, persa col Brasile di Zico e Cerezo.

Il declino

Se gli anni Settanta sono stati un decennio d’oro per Franco Causio, il decennio successivo sarà quello del suo declino. Mentre in Nazionale l’ombra dell’emergente laterale della Roma Bruno Conti comincia ad insidiare la titolarità sulla corsia destra, la Juventus decide di scaricarlo e cederlo all’Udinese. L’orgoglio salentino del Barone, tuttavia, esce fuori ancora una volta e Causio gioca una stagione eccelsa, vincendo il Guerin d’Oro come migliore giocatore del campionato italiano. Grazie alle sue prestazioni convincerà Bearzot ad includerlo all’avventura dell’Italia ai Mondiali dell’82, che lo vedrà laurearsi Campione del Mondo, seppure non da protagonista (una cinquantina di minuti giocati e nessun goal). Dopo qualche mese dal trionfo spagnolo Causio si ritira dalla Nazionale, dedicandosi esclusivamente all’Udinese.

Franco Causio

Una foto recente del Barone Causio. Fonte: Ravenna24ore

Qui Franco resta per tre anni, regalando con Zico forse gli anni più indimenticabili ai tifosi friulani. Nell’84-85 passa all’Inter dove, nonostante varie incomprensioni con il mister Ilario Castagner, gioca una discreta stagione, condita da 24 presenze. L’anno successivo è il primo del Lecce in serie A e il Barone non si fa sfuggire l’occasione di essere tra i protagonisti. I salentini, tuttavia, confezionano solo 14 punti e scendono di nuovo in cadetteria. Causio, così, si trasferisce alla Triestina, sempre in B, dove gioca 64 partite in due anni, prima di ritirarsi nel 1988 a 39 anni. Dopo 460 presenze e 66 goal in serie A, 94 in B con 10 reti e 16 apparizioni in serie C, non c’era molto altro da dimostrare per uno dei più forti giocatori della storia del nostro calcio.

Luigi Bove

Autore: Luigi Bove

Amante della scrittura, dell’arte, del calcio e della vita. Filosofo mancato, sportivo mancato, studioso..mai stato. Mi piace scoprire i vari aspetti del mondo, restando sempre legato alla mia città, Caserta.

Franco Causio, un barone diventato Campione del Mondo ultima modifica: 2019-01-11T11:18:08+01:00 da Luigi Bove

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