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CULTURA INTERVISTE

Poesia e Passato e il loro legame. Intervista a Chiara Evangelista

Chiara Evangelista

La poesia è una forma artistica che consente di ricordare, scavare nel proprio passato. Ne sa qualcosa la giovane poetessa Chiara Evangelista. Di origine salentina vive attualmente a Milano dove collabora con Treccani e con il blog di poesia del Corriere della Sera a cura di Ottavio Rossani. Ma le sue origini salentine non le ha mai dimenticate. Difatti sono sempre vive nel suo cuore pronte a trasformarsi in parole tradotte in versi.

Breve biografia dell’autrice e la sua poesia

La giovane poetessa ha esordito nel 2017 con la sua prima raccolta poetica In medias res I Quaderni del Bardo Edizioni. Essa è stata accolta positivamente da poeti come Vivian Lamarque, Giampiero Neri, Tomaso Kemeny. Difatti, reduce da questo inaspettato successo, ne ha pubblicata una seconda, Più probabile che non (I Quaderni del Bardo Edizioni). Quest’ultima è stata una tra i libri più venduti di poesia nel 2019 nel mercato della piccola-media editoria. Inoltre le sue poesie sono state segnalate dai quotidiani nazionali come Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa e dalla rivista di settore Poesia di Crocetti Editore. In questa ispiratoria intervista Chiara Evangelista ci parla della sua passione per questa forma artistica e dispensa consigli ai giovani poeti come lei.

Poesia

La Poesia che scava nel passato

Chiara quale valore e significato ha per te la poesia?

Per me la poesia sarà sempre il talco sulla cenere. Credo che questa immagine riassuma le nervature, le gole, le strettoie che deve attraversare la poesia per abbeverarsi di luce e venire alla luce. Difatti scrivere è ricordare. C’è una discrasia cronologica tra il vissuto, diventato cenere, e la narrazione del vissuto, ovvero il talco che avvolge il passato. Pertanto la poesia per me fa parte del mio stare al mondo e nel mondo. Infatti non credo di poter vivere in altri modi.

Come e quando è cominciata questa tua passione creativa?

C’è sempre stata, solo che è mutata nel tempo. Ma pian piano è diventata più consapevole di poter essere. Difatti intorno ai quindici anni scrivevo canzoni e mi accompagnavo con la chitarra. Le prime poesie sono nate tra i banchi di scuola, nelle ore di matematica e fisica, quando avevo diciassette anni circa.

Come definiresti la tua poetica?

Induttiva. Difatti parte dal dettaglio per svettare nell’universalità. Ma forse questo è proprio il compito della poesia…

Quali sono le tue fonti di ispirazione?

Caproni per la percussività della parola, Luzi per la parola che evoca mondi “altri”, Ungaretti per la brevitas. Ma anche Palazzeschi, Gozzano, Sanguineti, Calvino. Inoltre provo una grande ammirazione per la critica militante di Giovanni Raboni. Mentre tra i contemporanei amo profondamente Magrelli e Gualtieri.

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Essere poeti

Qual è secondo te il ruolo del poeta nella società odierna e soprattutto in questo periodo delicato che stiamo vivendo?

Il poeta, secondo me, ha il compito di stanare il senso. Pertanto in un mondo confusionario e affannato dovrebbe ridare un nome alle cose per sottoporre al sismografo il moto silenzioso anche di un filo d’erba. Infatti la poesia richiede attenzione. Oggi siamo distratti.

Quanto è cresciuta artisticamente Chiara da “In medias res” a “Più probabile che non”?

“Più probabile che non” è nato proprio per prendere le distanze da “In medias res”. Il mio esordio è iniziato “per gioco”, con l’ingenuità e la genuinità di chi ama quel che fa e ha l’età dalla propria parte. Difatti avevo solo 19 anni. Poi con il tempo son diventata più consapevole. Pertanto ho continuato il percorso non per gioco ma per scelta. Ho lasciato che la mia passione diventasse amore e che mi spingesse a migliorarmi quotidianamente, giorno per giorno, leggendo tantissimo. Inoltre ho avuto la fortuna di confrontarmi in questi anni a Milano con intellettuali finissimi che mi hanno insegnato tanto, orientando il mio percorso.

Consigli per giovani poeti

Spesso la poesia è un genere letterario che fa fatica ad affermarsi. Cosa ne pensi?

La poesia non è immediata. Difatti richiede gli strumenti giusti per poter essere apprezzata. Come direbbe Valerio Magrelli, la poesia è una partita a scacchi. Pertanto possono giocare tutti ma bisogna conoscere le regole del gioco…

Facendo riferimento alle tue origini salentine, quanto il Salento può essere fonte di ispirazione per un artista?

Il Salento è magma. Il suo calore e fuoco trasmettono energia positiva da incamerare per bruciare insieme alla propria arte.

Quanto ti manca il Salento?

Mi mancano i miei affetti, innanzitutto. A volte salgo sull’aereo per Milano chiedendomi cosa sarà cambiato al mio ritorno. La vita non dà preavvisi… Questo mi pesa molto. Ma Milano è la città che mi ha accolto e mi trovo benissimo. È un parco giochi dove potersi esprimere al massimo. Difatti è una città che ti chiede di stare al passo.

Un consiglio da dare a un giovane poeta che è in cerca di un editore serio…

Prima di dargli un consiglio, gli farei una domanda: “Perché vorresti intraprendere questo percorso?”. Ho avuto modo di conoscere giovani che mi hanno detto di voler scrivere per pubblicare o di voler scrivere per avere successo. Ecco, la scrittura ha bisogno di rispetto e di cura, non si nutre di egocentrismo, arroganza e visibilità. La facilità di autopubblicarsi ha lasciato intendere alla mia generazione che chiunque possa scrivere. Ma la scrittura richiede ascolto, silenzio, studio, sangue e preparazione. Pertanto richiede un mattino ad aggiungere una virgola per poi toglierla nel pomeriggio stesso, parafrasando Oscar Wilde. Ed è così che una volta risposto alla prima domanda, gli direi di seguirsi.

Poesia e Passato e il loro legame. Intervista a Chiara Evangelista ultima modifica: 2020-06-15T09:00:00+02:00 da Mariangela Cutrone
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