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INTERVISTE

Insegnamento del griko. Intervista a Salvatore Tommasi

Insegnamento Del Griko Manuale Per Ragazzi Salvatore Tommasi

Il griko, patrimonio culturale ancora vivo e custodito nei centri della Grecìa Salentina, si trova attualmente ad affrontare un bivio: restare una lingua essenzialmente orale e rischiare di essere dimenticata oppure accettare la sfida di trasformarsi in un linguaggio che possa essere trasposto in scrittura. Una sfida che ha accolto il Prof. Salvatore Tommasi, docente di filosofia e scienze della formazione, appassionato studioso del griko e autore di numerose pubblicazioni sul tema. Recentemente si è dedicato alla scrittura di un manuale di insegnamento del griko. Quest’opera, (realizzata nell’ambito di un progetto della Città di Calimera con il sostegno della Regione Puglia, con illustrazioni di Egidio Marullo e progetto grafico di Alberto Giammaruco) è destinata ai ragazzi, e si propone di insegnare il griko in maniera accattivante, semplice e completa. Ne parliamo con l’autore.

Estratto manuale griko salvatore tommasi
Un estratto del manuale di griko per ragazzi

Qual è il senso attuale dell’insegnamento del griko?

Mi piace questa parola “senso” e sono contento che tu l’abbia usata all’inizio del discorso sul griko. A volte mi si chiede invece a cosa “serve” il griko e il suo insegnamento, nel senso della sua utilità, e io rispondo, un po’ provocatoriamente, che non serve a niente. Cercare il “senso” è un’altra cosa, e ha a che fare con il nostro bisogno di appartenenza, di identità. Il griko, come lingua parlata, usata nella comunicazione e trasmessa come lingua materna, ha risposto per secoli a quel bisogno: esso ha identificato le nostre comunità in maniera inequivocabile. Oggi quel tipo di uso è ormai marginale, e quel tipo di trasmissione non esiste più.

Pagine interne del manuale di griko per ragazzi
Letture per l’apprendimento del griko

L’attualità della conservazione del griko

Se si vuole ancora conservare il griko come elemento identitario, come segno, traccia, della nostra storia, l’unica strada è il suo insegnamento. Se le parole, le strutture e le regole di questa lingua non vengono apprese naturalmente e inconsapevolmente, occorre farlo in maniera formalizzata e programmata. Il “senso” dell’insegnamento del griko sta quindi nella sua conservazione. Il “senso” della sua conservazione sta nel mantenimento di una identità. È quest’ultima prospettiva, che dovrebbe reggere tutto il ragionamento, ad essere incerta. La scommessa, la “sfida”, di cui tu parlavi, è in fin dei conti su questo: vogliamo conservare un’identità orgogliosamente custodita ed esibita dalle nostre passate generazioni? O preferiamo disfarcene?

Insegnamento del griko: un manuale per ragazzi

Ha di recente pubblicato il terzo volume di un manuale di insegnamento del griko per ragazzi. Quali sono i contenuti di questi volumi? La pubblicazione di un manuale di griko per ragazzi è conseguente al ragionamento che facevo prima. Non si può insegnare il griko senza strumenti adatti. Lo si è fatto, in passato, ma in maniera, a mio avviso, frammentaria e alla fine controproducente. Il fatto che si tratti di una lingua “povera” non significa che la si possa insegnare senza adeguata preparazione e organizzazione.

Manuale di insegnamento del griko destinato ai ragazzi
Esercizi per l’insegnamento del griko

Le strutture linguistiche del griko

Ecco: il mio manuale tenta di organizzare questa lingua in modo da poter essere insegnata e appresa. I tre volumi descrivono perciò il griko in tutte le sue strutture grammaticali e sintattiche. Queste ultime, attraverso i vari contenuti, vengono suddivise e proposte in modo sistematico e graduale. Naturalmente, non vengono proposte solo regole e parole. Ho cercato di veicolare attraverso la lingua anche la cultura ad essa sottesa: conoscenze, usi, storie. Soprattutto l’ultimo volume (che completa un lavoro iniziato circa dieci anni fa) presenta una panoramica dei luoghi e delle tradizioni di tutta la Grecìa Salentina.

Con quali finalità si insegna il griko alle nuove generazioni?

La conoscenza, in primo luogo. Conoscere la lingua che parlavano o parlano i loro nonni, dovrebbe essere per i ragazzi delle nostre comunità un “dovere” culturale. Il dovere di conoscere la propria storia. Tuttavia, non vorrei porre la questione sotto l’aspetto del “dovere”, che può sembrare un’imposizione. Preferirei parlare di “risposta ad un bisogno”. Vorrei spiegarmi con un esempio.

Manuale per Ragazzi Illustrazione Di Egidio Marullo 1
Illustrazione di Egidio Marullo

Un’esperienza recente nell’insegnamento del griko

Un gruppo di scout del mio paese mi ha chiesto delle lezioni di griko, perché si sono posti l’obiettivo di conoscere tradizioni e storie che caratterizzano la comunità. E si sono imbattuti nella lingua. Un bisogno di identità? Forse. Direi che, nel costruire questo manuale (che non è stato un lavoro semplice, né rapido) mi ha guidato questo pensiero: se qualcuno delle nuove generazioni avrà la curiosità di sapere qualcosa di più e di completo sulla singolare lingua delle passate generazioni, potrebbe forse trovare in quel lavoro una risposta soddisfacente.

Come motivare i ragazzi ad apprendere una lingua antica e forse adesso parlata solo dai loro nonni?

A parte la curiosità di andare ad ascoltare la lingua degli ultimi parlanti griko e, magari, riuscire a comprendere quello che dicono, io credo che la motivazione all’apprendimento di una lingua, viva o morta che sia, si identifica con lo stesso apprendimento. Mi riferisco alla motivazione interna a quello studio, la più importante. Se studio il latino, la capacità via via più grande di decifrare delle frasi, un testo, mi soddisfa e mi motiva allo studio ulteriore. Per questo è necessario che l’apprendimento, anche del griko, sia sollecitato e guidato fornendo delle strutture linguistiche che già dall’inizio possono essere riconosciute, acquisite e messe in pratica, per poi essere sviluppate gradualmente nella loro complessità.

Con quali metodi si può insegnare una lingua che nasce a tradizione orale?

Direi, sinteticamente: mantenendo nella scrittura la freschezza e l’immediatezza dell’oralità. Ho cercato di seguire proprio questo criterio nella stesura del manuale. Dalla prima all’ultima pagina, tutto è costruito sul dialogo. In ogni unità, il dialogo introduttivo (quello che propone di volta in volta le strutture linguistiche da acquisire) è, in particolare, affidato a due animali, una gallina e un cane (da qui il titolo del libro). Essi diventeranno via via confidenti e compagni di avventura. Complementari ai loro discorsi sono quelli di due, e poi di un gruppo, di ragazzi che completano il quadro del mondo griko. Al dialogo, per quanto nella “finzione” didattica, sono anche sollecitati di continuo gli eventuali fruitori del manuale. Un’osservazione vorrei aggiungere. Fondamentale. E riguarda l’attualità/inattualità del mondo griko e della sua lingua.

Illustrazione Di Egidio Marullo Manuale di Salvatore Tommasi
Illustrazioni di Egidio Marullo nei volumi del prof. Salvatore Tommasi

L’insegnamento del griko nel rispetto delle sue origini

La lingua grika, come è noto, si è conservata nel mondo contadino. Esprime quel mondo. Io propongo di rispettarla in questa sua peculiare caratteristica. Così la rappresento e la descrivo. Nel manuale non c’è il mondo di oggi, o meglio c’è fin dove esso corrisponde al mondo di ieri e alle sue parole. Si parla del mare, della campagna, della famiglia, dell’amore, non si parla di internet e di cellulari.

Quali sono i suoi prossimi progetti nella ricerca che sta portando avanti sul griko?

Vorrei precisare anzitutto che, in riferimento alla lingua grika, non mi considero uno “studioso”, un “ricercatore”, ma piuttosto, e semplicemente, un testimone. Si tratta della mia lingua materna. Quello che ho fatto è stato mettere a servizio del griko le mie conoscenze e competenze professionali, di insegnante soprattutto, per proporlo alle nuove generazioni. Un atto di riparazione, se si vuole, per non averlo trasmesso ai miei figli.

La figura di Vito Domenico Palumbo

Ho ritenuto che fosse necessario, per il griko, continuare il lavoro intrapreso, più di un secolo fa, da Vito Domenico Palumbo: trasferire, cioè, quella lingua solo orale nella scrittura, valorizzarla attraverso la scrittura, insegnarla come una lingua scritta. Convinto anch’io che essa costituisca un inestimabile patrimonio per le nostre comunità, mi sono adoperato per persuadere di questo quanti condividono la stessa tradizione. Si tratta di una “sfida”, come hai detto tu nella premessa. Mi accorgo che, se non è del tutto solitaria, quella sfida, non è comunque molto condivisa. A volte mi sembra una battaglia donchisciottesca. E credo proprio che anche questo manuale sia simile, ahimè, all’inutile arma nelle mani dell’eroe di Cervantes.

Insegnamento del griko. Intervista a Salvatore Tommasi ultima modifica: 2020-04-06T09:00:00+02:00 da Simona Rizzo
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