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Immigrazione, gestione e problematiche: Centri per il rimpatrio

Daniele Tissone Segretario Generale Polizia

Il tema immigrazione non è di facile approccio: occorre trovare soluzioni che considerino le altre culture e individuare gli stereotipi e i pregiudizi esistenti. Un modello potrebbe essere il Modello di sviluppo della sensibilità interculturale di Hammer. Esistono degli ostacoli per l’apprendimento interculturale e sono caratterizzati innanzitutto dalla tendenza alla semplificazione. Nonché a generalizzare e avvalersi solo di esperienze precedenti per valutare ogni sistema di realtà.

Mani che si stringono immigrazione
Pixabay

Occorre rieducare le parti coinvolte al riconoscimento reciproco: il rispetto tra culture dato dalla reciprocità del rispetto. Gli spostamenti e le migrazioni sono una costante della vita umana: è impossibile sottrarvisi. Le nuove dinamiche migratorie rispondono a una riorganizzazione territoriale. La fine della Guerra Fredda e la globalizzazione economica hanno reso il fenomeno di più ampia portata. L’immigrazione può convertirsi in un fatto angoscioso per gli autoctoni ma anche per gli stessi immigrati. Ciò avviene se non riusciamo a ricordare anzitutto i motivi per i quali essi giungono da noi.

Centri di Identificazione ed Espulsione Cie/Cpr: un sistema sgretolato tra i drammi dell’immigrazione

Le cose rischiano di complicarsi se il sistema dei Cie (attualmente Cpr) è totalmente sgretolato. A tal proposito si esprime il Segretario Generale del Silp Cgil Daniele Tissone che così enuncia. «Il sistema dei Cpr è si, totalmente sgretolato. Per gli scarsi risultati ottenuti (visto che portano in dote appena il 40% degli effettivi allontanamenti) e per gli altissimi costi di gestione. Ma soprattutto per la carenza di personale in divisa che lavora in queste strutture».

Daniele Tissone Segretario Generale Polizia
Daniele Tissone – immagine tratta da RaiNews24

«Avere a che fare con persone che aspettano mesi se non anni prima che si giunga ad avere certezze sulle generalità non è semplice. Ciò a causa della mancata collaborazione di ambasciate e consolati, per non parlare anche dei soggetti violenti che transitano nei Cpr. La strada maestra per una soluzione percorribile è coniugare sicurezza e accoglienza, consentendo alle forze di polizia di lavorare nelle migliori condizioni possibili. Infine concedere a chi fugge da guerre e miseria una nuova opportunità, nel rispetto delle leggi italiane».

Centri per il rimpatrio Cpr: cosa sono

Come si legge dall’Osservatorio Detenzione Accoglienza Migranti Puglia “Gli attuali Centri per il rimpatrio (CPR) sono strutture detentive create nel 1998 con la denominazione di Centri permanenza temporanea (CPT) e operanti tra 2008 e 2017 con la denominazione di Centri di Identificazione ed espulsione (CIE). La funzione di tali strutture è quella di “trattenere” gli stranieri destinati all’espulsione (o al respingimento) in attesa dell’esecuzione di tale provvedimento.

Mani che si stringono immigrazione
Pixabay

[…] La disciplina normativa di tali strutture è stata rimaneggiata numerose volte a partire dal 2002, fino alle ultime modifiche introdotte dalla Legge n.46/2017 di conversione del Decreto legge n.13/2017, che tra le altre cose ha introdotto l’attuale denominazione”. I CPR sono dunque strutture in cui l’immigrato irregolare in attesa di espulsione può essere trattenuto fino a un massimo di 90 giorni prorogabili in casi complessi. Con l’art.19 del Decreto legge n.13/2017 si prevede un programma di espansione della rete dei centri di detenzione per stranieri per assicurarne la distribuzione su tutto il territorio nazionale. www.osservatoriomigranti.org

Immigrazione, gestione e problematiche: Centri per il rimpatrio ultima modifica: 2020-01-22T16:20:00+01:00 da Antonella Marchisella
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