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Ebrei a Tricase Porto: il libro di Ercole Morciano

Scorcio di Tricase Porto

Gli Ebrei (di origine incerta, da ever = colui che attraversa) sono un popolo o gruppo etnoreligioso originario dagli Israeliti del Vicino Oriente Antico. Oggetto di persecuzioni nel corso della storia, hanno oscillato nel numero e nella loro distribuzione demografica. Ricordati principalmente per la terribile persecuzione ai loro danni ad opera del Nazismo, minoranze si stanziarono in diversi luoghi del mondo. “Bambino, avevo conosciuto un signore ebreo: Richard Schwartz, marito di Ida Facchini”- esordisce Ercole Morciano in “Ebrei a Tricase Porto”. L’autore ci rende noto con le sue ricerche che essi si stanziarono anche nella piccola località salentina. Nel suo libro, ricco di dettagli, si evincono rapporti di non sempre facile convivenza ma culminati in relazioni socievoli di cui molti hanno buon ricordo.

Testimonianze e sprazzi di vita dalla penna di Ercole Morciano

“Su nnata a Tricase il 5 Gennaio 1925. […] ampena su nnata ieu poi se ne su vvanuti i genitori mei qqua ssutta allu portu. E poi su spusata qquai e su rimasta”. Trad. “Sono nata a Tricase il 5 Gennaio 1925. Appena sono nata io poi, se ne sono venuti i miei genitori qui sotto al porto. E poi sono sposata qui e sono rimasta”. Queste sono le righe iniziali di una delle numerose testimonianze in Ebrei a Tricase Porto di Ercole Morciano. Un interessante libro edito da Edizioni del Grifo a Lecce. Il testo fa parte dei “Quaderni di Leucadia”, collana diretta da Hervé A. Cavallera. Dedicato “Alla cara Comunità di Tricase Porto piccola di numero, ma dal cuore grande”, propone una ricostruzione del passato con protagonisti gli Ebrei a Tricase. L’obiettivo è il riconoscimento della propria identità storica. Un aspetto importante è l’eco dell’Olocausto che attraverso l’amicizia e la conoscenza giunge ai Tricasini dagli Ebrei.

Copertina del libro Ebrei a Tricase Porto

Ebrei a Tricase Porto di Ercole Morciano

I rapporti tra Tricasini ed Ebrei non sono stati scevri da difficoltà. “Non tutto fila liscio nei rapporti tra Ebrei e Salentini dei luoghi dove sono allogati i campi […]. Non bisogna nascondere le difficoltà e gli attriti che fisiologicamente sorgono a causa di una convivenza non breve e complessa” – scrive l’autore. Ercole Morciano raccoglie nelle sue pagine sprazzi di vita significativi su quella che era la quotidianità del luogo nel periodo fascista. “Dove ora c’è la piazza vi era una grande spianata, sterrata, sulla quale durante il ventennio fascista si svolgevano le esercitazioni paramilitari e i giochi di destrezza. Ogni sabato vi erano poi le adunate, alle quali dovevano partecipare tutte le categorie sociali, dai nomi altisonanti. Figli della lupa, balilla, piccole italiane, avanguardisti…”.

Salentini ed Ebrei: un percorso di convivenza e accoglienza bello, non immune da momenti difficili

Come per tutte le belle cose, la convivenza tra Tricasini ed Ebrei ha presentato momenti difficili prima di giungere a uno stato di pace. Ercole Morciano delinea questo aspetto per mezzo delle testimonianze da lui minuziosamente raccolte, come quella del Tricasino Rocco Longo, classe 1922.  “Sono della classe del ’22 e sono sarto pensionato. Gli Ebrei arrivarono a Tricase nel 1945 e abitavano la maggior parte al Porto, ma c’erano anche alla Marina Serra. Avevano requisito tutte le ville, Daniele, Toremonaca e tutte le altre per darle agli Ebrei. Quando se ne andarono, nel 1946, le case erano quasi distrutte, mancavano persiane, porte e altra roba di legno […].

Marina Serra splendida visuale della piscina naturale

Scorcio del mare salentino. Immagine tratta da Pixabay

“Tra gli Ebrei e noi di Tricase i rapporti erano buoni”. […]. “Un fatto però lo ricordo sempre. Era il 2 Febbraio del 1946, di pomeriggio. Io ero sui Cappuccini perché Tricase doveva giocare a Maglie. Tra i giocatori c’era mio fratello Vito. Abbiamo chiesto agli Ebrei il camion per portare la nostra squadra da Tricase a Maglie. Gli Ebrei non volevano darci il camion e noi non gli davamo il campo che loro volevano per giocare una partita. Questa situazione portò a offese da una parte e dall’altra”. A seguito di questo episodio narrato, gli Ebrei inviarono un’ambasciata per invitare i Tricasini a una festa di riappacificazione a Tricase Porto.

D.P.N.39, un campo di passaggio in cui gli Ebrei decidevano il loro futuro

Trecentodue pagine tra narrazioni, testimonianze e immagini non possono essere sintetizzate qui. Ercole Morciano scrive con coinvolgimento, pagina dopo pagina, di come i Tricasini iniziarono a conoscere “l’immane tragedia dell’Olocausto”. Venendo a contatto con gli Ebrei dopo che, nel 1944, furono aperti dei Displaced Pearson Camps per ospitare i profughi fuggitivi dai loro paesi. I Displaced Pearson Camps furono istituiti a Santa Maria al Bagno, Santa Caterina di Nardò, Santa Cesarea Terme, Tricase Porto e Santa Maria di Leuca. Località balneari accomunate dalla presenza di villini e case di villeggiatura in cui alloggiare gli sfollati. Il Campo di Tricase Porto denominato D.P. N. 39 poteva contenere tra gli 800 e i 1000 profughi. Dalla fine del 1945 iniziò a giungervi il flusso di rifugiati Ebrei i cui rapporti con gli abitanti di Tricase erano improntati al reciproco rispetto.

Ebrei a Tricase Porto: il libro di Ercole Morciano ultima modifica: 2019-09-30T09:00:27+02:00 da Antonella Marchisella
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